Aiuti alla Libia


Gli egiziani rimangono atterriti, non riescono a capacitarsi di come Gheddafi riesca a bombardare il proprio popolo, ringraziano Allah che Mubarak non fosse un dittatore terrorista come il suo collega libico.

I ragazzi della rivoluzione egiziana si sono organizzati nuovamente, ma questa volta non per protestare contro il sistema corrotto del proprio paese, ma per coordinare gli aiuti alimentari alla Libia.

Oggi nella piazza davanti alla mosche Mostafa Mahmud a Mohandesen, hanno organizzato una grande raccolta di beni di prima necessità: riso, farina, zucchero, cibo sotto scatola, medicine … i sacchi sono accatastati in come se il Nilo dovesse esondare. Gli Shabeb non sono un folto numero, ma si legge in faccia l’entusiasmo che portano con loro dai giorni scorsi.

Il giornalista Mohammed Said Ali del giornale Al Ahram, puntualizza che ci sono altri punti di raccolta in tutto il Cairo, poi questa sera i camion verranno caricati e alle 23:00 in punto partiranno alla volta del confine con la Libia. Anche ad Alessandria i ragazzi della rivoluzione  stanno facendo raccolte come questa. Mohammed conferma che nei prossimi giorni ne verranno organizzate altre.

Certamente sarà da constatare quanto la guerra civile in Libia andrà avanti, forse allora sarà compito delle NU o delle nazioni più ricche organizzarsi per aiutare la popolazione libica.

L’opinione pubblica egiziana è sgomenta, Said Ali davanti alla TV Press afferma che l’imam Yossef al Qaradawi ha emanato una fatwa su Gheddafi, autorizzando ogni musulmano a uccidere il presidente libico per genocidio verso il suo stesso popolo. Comunque andrà a finire, con ogni probabilità Gheddafi farà la fine di Ceachescu, a meno che non riesca a rifugiarsi in un paese amico, ma con il passare dei giorni diminuisce il novero.

Subito dopo che l’intervista è terminata, una signora anziana, dal portamento trasandato e povero, si avvicina a Mohammed Said Ali, gli domanda che fanno i ragazzi e perché ammassano tutto quel cibo. Costernata gli dice perché tutti quei beni non vengono dati al popolo egiziano che muore di fame da 30 anni. Mohammed risponde anche se è solo una settimana si deve solidarizzare con la popolazione in Libia e che non si possono abbandonare i fratelli a un destino orrendo. La signora se ne va, ma non sembra convinta mentre i ragazzi caricano un’altra fila di sacchi di farina. Anche questo è un nuovo inizio. C’è da chiedersi quando prenderanno l’iniziativa per fare in modo che il loro movimento diventi un’azione politica …

 

 

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