Articolo pubblicato sul Manifesto – Asfalt bollente …


Asfalt PDF I          Asfalt PDF II

http://www.myspace.com/asfalt              Live performance in Alexandria            Hip Hop in Egypt

Il Borsa è un triangolo di strade e vicoli incastrato nel centro del Cairo che la sera si affolla  di migliaia giovani che spendono le loro notti conversando tra un narghilè, una tazza di tè o di caffè turco. Diventa un guazzabuglio di etnie africane e europee che in qualche modo si avvicina agli splendori dell’Alessandria d’inizio secolo passato.

Ibrahim Farouk percorre la stretta via dell’Olowi camminando come se dovesse spaccare il mondo, Gad lo segue a rimorchio con un’andatura goffa. Ibrahim veste delle bermuda dal esploratore color caki, una maglietta sgargiante e delle All Stars basse; Gad un paio di jeans e una maglietta grigia attillata, occhiali Ray Ban e una barba folta che ricorda i neri d’America. Vivono al Cairo da quando sono nati, a Nasr City, il quartiere della “Vittoria” voluto da Gamal Adbel Nasser.

Il loro modo di fare sembra quello di giovani spensierati, anche quando rispondono alle domande fanno dell’ironia e delle battute, ma come spesso accade sono solo maschere per nascondere un carattere più complesso e profondo.

“Prima domanda …”.

“Prima risposta …”, ride Ibrahim divertito, ma nel lasso di un secondo ritorna serio.

“… che cosa cantate esattamente?”.

“Bism Allah Ramhan Ibrahim …” (nella pietà e benevolenza di Dio …), è la frase tipica con cui si inizia un qualsiasi discorso formale e usata dall’imam per aprire la cerimonia religiosa, “la risposta è Tunisia …”. Entrambi se la ridono di tutto gusto, è una delle battute più gettonate al momento tra i giovani del Cairo. “No, scherzo. Cantiamo quello che accade nella strada, per questo motivo ci chiamiamo Asfalt. Osserviamo la comunità, quello che succede tra la gente, il comportamento sociale: come le persone apprendono vicendevolmente, come si relazionano tra loro, come parlano tra loro … principalmente tutte le cose che appartengono alle strade del Cairo”, conclude _Ibrahim.

“Parlate anche delle relazioni tra ragazze e ragazzi? Di che cosa esattamente?”.

“Parliamo di argomenti seri, ma usiamo sarcasmo e ironia per evitare di diventare noiosi. Normalmente le nostre canzoni non sono incentrate solo sulle ragazze … possono esserci delle parti riferite a loro, ma non è il soggetto principale, questo è la comunità nel suo insieme”.

“Il pubblico al qua…”.

“Questa è la terza domanda?”, mi domanda a bruciapelo come se volesse intimidirmi.

“Sì, la terza domanda, terza risposta?”, ride di nuovo. “Il pubblico a cui vi riferite, sono giovani?”.

Risponde Gad. “Maggiormente sono teenager, dai 14 ai 20 anni …”.

“Sì”, aggiunge Ibrahim. “Su un campione di 1000 persone, il 50% sono adolescenti, il 20% dai 20 ai 25 anni, il 10% dai 25 ai 29, il resto da 30 anni in su”.

“Voi quanti anni avete?”.

“Gad ne ha 27, io 29, ma sembro più piccolo vero?”.

Ibrahim

“Sì, intorno ai novant’anni …”. In arabo pronunciare una A al posto della I può cambiare completamente il significato!

“Novanta? Come novanta?”, Ibrahim mi fa notare l’errore di pronuncia. “Novanta, sarei più grande di Mubarak!”, se la ride di nuovo … se non avessero questo spirito ilare non potrebbero cantare hip hop e usare l’ironia nei loro testi per descrivere l’Egitto di oggi.

“Perché l’hip hop? Che cosa c’è stato che vi ha colpito di questa musica? Avete influenze dalle melodie arabe?”.

“Queste sono due domande insieme vero? Giusto per non perdere il conto … Ascoltavamo hip hop già da adolescenti, era il 1995 quando ci rinchiudevamo in casa solo per ascoltare la musica. Perché il messaggio contenuto nel hip hop è diverso da quello contenuto nelle tipiche canzoni egiziane,  le quali sono solo “habibi” (amore mio) e hanno tutte le stesse melodie e le stesse liriche: ti amo, mi manchi, dove sei, perdonami … Non c’è nessuno che parla della gente, della strada, dei problemi sociali. Più che influenze arabe le chiamerei contaminazioni. In Hat’ayar Feat Yasmine, abbiamo usato il tipico flauto orientale con una melodia araba, in una canzone con Fredwreck abbiamo usato il piano, mentre in Fakkar il clarinetto … sì, direi che proviamo a unire la musica orientale con l’hip hop”.

Gad

Irrompe Gad. “Molti musicisti incidono canzoni sull’amore e poi qualcuna nel sociale, noi facciamo il contrario: su venticinque canzoni sulla gente, ne facciamo una sull’amore”.

“Da quanto siete nel panorama egiziano? Fate anche cooperazioni con altri gruppi musicali simili al vostro?”.

“Dall’inizio del 2005 che suoniamo. Ci sono gruppi musicali che compongono solo per partecipare a concerti e festival, altri invece che si dedicano a incidere album, noi facciamo parte dei primi. Abbiamo cooperato con i gruppi West El Balad, Zulu, Salelim, Taxi Band, Zap Tharwat  … sia in concerti che in festival, cantiamo insieme a loro, ognuno i propri pezzi e poi improvvisiamo”, continua Gad.

“Ci sono gruppi a cui fate riferimento, che vi ispirano?”.

“Tutte le cose che facciamo sono egiziane al cento per cento: sia le canzoni che la melodia”.

“Ma nessuna ispirazione, o influenza?”.

“La nostra ispirazione è la strada, tutte le parole provengono da lì, dalle sensazioni che ci dà la gente”, insiste Ibrahim.

“Ok ok, forse abbiamo qualcosa in comune con il gruppo “The roots”, che fa parte del numero delle band che preferisco insieme a Common Sense”, dice la sua Gad.

“Come Gad ascolto The roots, ma anche Ahmed Munib, Biggie Smalls, 2Pac … e ovviamente Asfalt”, aggiunge ironicamente.

“Come è la produzione e la distribuzione dei vostri CD?”.

“Con Mustafa Nigm arrangiamo molti dei nostri pezzi. Abbiamo fatto diverse cose con Taki, del gruppo egiziano di hip hop MTM, e con Magdi El Husseni, un pianista che ha collaborato moltissimo con personaggi di spessore del calibro di Abdel el Halim …”, risponde Ibrahim.

Ibrahim on stage

“El Husseni suona prevalentemente musica araba classica, ha anche collaborato con Fairuz, Um Kalthum. Inoltre abbiamo prodotto con Farid Nassar, conosciuto come Fredwreck, che vive a Los Angeles e ha collaborato con Eminem, Snoop Dogg’s, Boogie, 50 cent, Britney Spears … e Asfalt”, sorride orgoglioso Gad.

“Ascoltate anche questi gruppi?”.

“Certo, dobbiamo ascoltare tutto nel panorama del hip hop che ci può interessare, straniero e egiziano, ma specialmente quest’ultimo perché dobbiamo renderci conto di quello che gira intorno, per rimanere aggiornati con il mercato: quali i nuovi gruppi, e quali quelli bravi”, dice Ibrahim.

“Ascoltiamo tutto anche per evitare che una nostra nuova canzone possa essere simile a una già presente nel mercato, per fare qualcosa originale, solo nostro, solo di Asfalt”. Aggiunge Gad.

Prosegue Ibrahim. “Principalmente il nostro obiettivo è quello di fare musica di qualità, per questo ci concentriamo sui concerti piuttosto che sulla distribuzione e la produzione: per non essere dipendenti dalle vendite e le regole del marketing”.

“Quale è la reazione del pubblico alla vostra musica?”.

“La reazione è differente sia tra i giovani che tra i più grandi. Quest’ultimi non ci etichettano come artisti, solo una piccola percentuale ci sostiene e ci incoraggia; non sono abituati … forse perché non c’è “habibi habibi”; mentre i teenager ci adorano, e questo fa piacere. Ci sono persone che non conoscono l’hip hop e gli piace immediatamente, altri più esperti magari ci apprezzano a metà, ovviamente non può esserci una reazione comune”. I fan di Asfalt si aggirano intorno ai 24000 utenti su Facebook, dove è possibile ascoltare la maggior parte dei loro brani, 120000 su Myspace, dove è anche possibile acquistare le loro canzoni. Gli Asfalt sembrano fare più affidamento sui mezzi di distribuzione delle nuove tecnologie, proprio come i loro coetanei a Tahrir durante i giorni della rivolta.

Gad on stage

“Che ne pensate della rivoluzione?”

Interviene Gad. “Già da molto tempo che suoniamo e cantiamo quello che succede nel paese. La rivoluzione è accaduta perché? Perché le cose non andavano bene. Hosni Mubarak non si sognava per niente che i giovani egiziani potessero arrivare a tanto. Prima la gente parlava, sottovoce e si ammutoliva subito al sentore che ci fossero i servizi segreti ad ascoltare, aveva paura. Oggi la gente parla, ascolta e agisce, c’è comunicazione e libertà. Abbiamo fatto un video due giorni prima della rivoluzione, si chiama “Katib li bokora gawab” (Una lettera per domani), uscirà a breve. Sinceramente avevamo paura, ma per fortuna è venuta la rivoluzione. C’è molta gente che l’ha ascoltato e che lo apprezza veramente”.

“Avete partecipato attivamente alla rivoluzione?”.

È nuovamente il turno di Ibrahim. “Sono sceso in piazza il 28 gennaio, il venerdì della collera, e anche i giorni successivi, il giorno delle dimissioni di Mubarak ero a Tahrir. Abbiamo partecipato in piazza e abbiamo registrato video postati su Facebook, abbiamo letto  poesie per appoggiare i nostri amici in strada. Dopo la rivoluzione abbiamo fatto molti concerti e continuiamo a farli, più o meno ogni due settimane … tra due giorni registreremo una nuova canzone con le impressioni della rivoluzione, intitolata “Min el Massot?” (“Chi è il bersaglio?”). Non abbiamo voluto farlo subito perché molta gente lo faceva solo per vendere di più, per noi era diverso. Abbiamo voluto aspettare, mentre ora sentiamo l’esigenza di farlo”.

“Non siamo come Tamer Hosni”, afferma con disprezzo Gad. “Lui è sceso a Tahrir a dire alla gente di andarsene a casa, chiaro, a lui faceva comodo il sistema di Mubarak. Giustamente l’hanno cacciato a spintoni dalla piazza, e vuoi sapere cosa ha fatto una settimana dopo? Ha inciso una canzone a favore della rivoluzione, tutte parole scontate: Egitto sei il mio paese, ti amo … la stessa metrica delle “habibi songs”, solo che come protagonista non era la solita ragazza ma l’Egitto. Invece Amr Waqaa, che ha recitato in Syriana con George Clooney, è stato in piazza dal primo giorno; il famosissimo Adel Imam era contro la rivoluzione all’inizio, successivamente ha sborsato un sacco di soldi per farsi una falsa pubblicità, far apparire che era con i ragazzi di Tahrir fin dal principio”.

Asfalt

“Quali sono i progetti per il futuro a parte quelli menzionati?”.

“Per il momento siamo concentrati sui concerti e sui festival, soprattutto in Egitto, ma siamo stati anche al festival di Dubai per MTV Arabia. È stato Fredwreck che ci ha scoperti e ci ha invitato a partecipare”. Per l’esattezza era il 2007, quel programma è stato visto da circa 180 milioni di persone nel mondo.

“Vi piacerebbe in un futuro partecipare a festival europei o americani? La lingua può essere una barriera?”.

Risponde Gad. “Il problema non è la lingua, la musica comunica anche altre sensazioni, se ci fosse un invito andremo volentieri”.

“Quali pensate possano essere i prossimi sviluppi della rivoluzione?”.

“La situazione è statica in questo momento, quindi non c’è grande aspettativa, come non c’era prima della rivoluzione, però è accaduta. C’è preoccupazione per il lavoro che manca, i turisti che non vengono in Egitto, i soldi che non sono sufficienti per tutta la famiglia … speriamo che le cose migliorino presto. L’attuale primo ministro è più interessato al paese di quanto lo era il suo predecessore; anche la gente comune è più interessata alla politica, spero che nel futuro ci sia più giustizia e maggiore interesse ai reali problemi del paese. Anche non sporcare per terra è un gesto di rispetto. Purtroppo c’è ancora tanta corruzione, le tangenti non sono scomparse, si paga illegalmente per fare qualsiasi cosa: come aprire un negozio, parcheggiare la macchina, pagare meno tasse, chiedere il permesso per costruire … spero vivamente che questo sistema cambi”, è serio questa volta Ibrahim, vede un altro Egitto, ma ancora lontano.

“Quale tra le vostre canzoni vi piace di più?”.

Gad. “L’ultima canzone, Min il massot. Parla dei musulmani, degli arabi, che non sono tutti terroristi come descrivono: né i ricchi del Golfo Persico, né le persone in strada, né Osama Bin Laden, né Saddam Hussein. Parliamo di Hosni Mubarak era un uomo ingiusto … ma la soluzione non è Barack Obama.  La cosa più importante è la solidarietà e lavorare insieme, trattarci come fratelli, questa può essere una soluzione o un inizio”.

Asfalt live

Ibrahim. “La canzone che preferisco si chiama Shabab fi el awahi (I ragazzi ai bar). L’idea è la disoccupazione; molti escono dall’università ma non trovano lavoro, allora che fanno? Si siedono nei bar. Spendono la maggior parte della loro giovane età a studiare, fanno master, dottorati di ricerca … per ritrovarsi a casa con i genitori, senza automobile, senza lavoro … e a spendere il tempo nei caffè a bere tè e fumare narghilè. Anche se tutta la canzone ha una ritmica negativa, alla fine però c’è un messaggio positivo: non perdere mai la speranza e continuare a cercare, perché noi giovani di oggi siamo il lavoro del domani”.

Un lettera per domani

Un tappeto srotolato, migliaia che ci dormono sopra

Benestante, dimmi che sono un bugiardo

Paura del dolore, la cinghia del soldato lascia il marchio nella mente

Esisto e non esisto. Vivere senza una voce

Ridendo possono ascoltare, comprare la mia morte

Un paese che non ascolta mai

Così la mia lettera è la mia bara

Scrivere una lettera per domani e la paura non arriverà mai

Perché le parole nel nostro paese non arrivano mai

Paura che tu non capirai e non dirai

Camminerò lontano

Indossando una maglia di mistero che non potrà essere lavata

Un cotone del mio paese che non ripara nessuno

Scrivere una lettera per domani, paura che non sarà mai terminata

La vita nelle mani di Dio non può essere garantita

La vita volge al termine, perché non dispiacersene?

I soldi sporchi sono nello stomaco, non possono essere digeriti

La fame fa parlare le rocce

Camminando con i tuoi piedi mentre qualcuno accanto a te striscia, supplica

Dovrei ascoltare e ridere

Nessuna colpa quando dico in faccia al brutto “brutto”

Inganno di nascosto,

Dicono che l’intelligente ha successo

Nazione di sandali. Porte che rifiutano di aprirsi

Guarda quante nazioni sono prossime a essere cancellate

Scrivere una lettera per domani, non conta se arriverà o no

Perché io andrò via comunque

Se il profeta Giobbe fosse qui, non sarebbe paziente, non sopporterebbe di vivere

Se mi dicessero di rimanere un giorno, non rimarrei

Mentre l’amore per il nostro paese continua a crescere, è pur sempre troppo poco

Persino quando sono nel mio paese, mi manca

Ho bruciato me stesso nel fuoco, ma le fiamme non bruciavano

E dopo tutto, dicono che l’Egitto ride di me …

Devo rimanere nel mio paese come un ostaggio

O devo partire?

ENGLISH VERSION

Asfalt live I

Borsa is a triangle made of streets and alleys in Cairo-s downtown which during the evenings is always crowded with thousands of youth spending their night having conversations, between a water pipe and a cup of Egyptian tea or Turkish coffee. The Borsa becomes a jungle of Europeans and Africans which in somehow recalls Alexandria’s splendours at the beginning of last century.

Farouk Ibrahim walks along the narrow Olowi Street as he would smash the world; Gad follows him walking in a clumsy way. Ibrahim wears shorts kaki colour, like an explorer, All Stars shoes and a T-shirt; Gad a pair of jeans and a grey T-shirt, Ray Ban sunglasses and a full beard that reminds blacks of America. They live in Cairo since they were born, in Nasr City, the neighbourhood of the “Victory” built by Gamal Adbel Nasser.

The way they act seems like youth thoughtless, even when answer questions using irony and jokes, but how often happens, this is just a mask to hide a more complex and deep mind.

“First question …”

“First answer …”, Ibrahim makes fun of me, but in the span of a second become serious again.

“… what do you exactly sing?”

“Bism Allah Ramhan Ibrahim …” (in piety and benevolence of God is …), the typical sentence, you start with any formal speech, also used by any Imam to open the religious ceremony on Friday pray, “the answer is … Tunisia”. Both are laughing, is one of the most popular jokes currently among the youth of Cairo. “No, I am joking. We sing what happens in the street, which is why we named Asfalt. We observe the community, what happens between people, social behaviour: how people learn and relate from/to each other and, as they talk to each other … mostly all the things that belong to streets of Cairo”, said Ibrahim.

“Do you also talk about relationships between girls and boys in the streets, if so, how exactly?”

Gad and Ibrahim

“We talk about serious issues, using irony and sarcasm to avoid becoming boring. Normally our songs are not only focused on girls … there may be some parts related to them, but it is not the main subject, the latter is the community as a whole”

“Is the audience to …”

“Is this the third question?”, Ibrahim asked me point blank as he is intimidating me.

“Yes, your third question, third answer then?”. He laughs again. “Who is your audience? Is it made by youth?”

Gad: “Mostly they are teenagers, aged 14 to 20 years …”

“Yes,” carry on Ibrahim. “In a sample of 1000 people, 50% are adolescents, 20% from 20 to 25 years, 10% from 25 to 29, the rest over 30”

“How old are you?”

“Gad is 27, I am 29, but I look smaller, do I?”

“Yes, about ninety years ….” In Arabic, pronouncing an A instead of I can completely change the meaning of a word!

“Ninety?”, surprisingly reply Ibrahim. “How ninety?”, he pointes out my pronunciation mistake. “Ninety, I’d be bigger than Mubarak!”. Laughs again … if they did not have this hilarious humour, they could not sing hip hop and use the irony in their lyrics to describe Egypt today.

“Why hip hop? What did this music impress you? Do you have influences from Arabic melodies? ”

“These are two questions in one? Just because I don’t want to lose their number … We used to listen hip hop already when we were teenagers, in 1995; we used to stay at home listening hip hop, because its message is different from that one contained in the typical Egyptian songs, which are only “habibi” (my love) song, all have the same melodies and lyrics: I love you, I miss you, where you are, forgive me … No one speaks about people, roads, social problems. Rather than saying Arabic influences, I would say contaminations. In Hat’ayar Feat Jasmine, we used the typical oriental flute with an Arabic melody; in a song with Fredwreck we used the piano; while in Fakkar the clarinet … yes, I’d say we try to combine Eastern music with hip-hop”

Gad on stage

Gad breaks into the conversation. “Many musicians record many love songs and then some regarding the social, we do the opposite: twenty-five songs on people, then we make one with love”

“When did you start having concerts in Egypt? Do you also cooperate with other Egyptian bands?”

“We play since early 2005. In general, there are bands which just think to make concerts and festivals, others that focus to record albums; we are part of the first category. We cooperate with different groups: West El Balad, Zulu, Salelim, Taxi Band, Zap Tharwat … either in concerts then in festivals, singing with them our songs and improvising”, says Gad.

“Are there groups which inspire you?”

“All the things we do are one hundred percent from Egypt: songs and melodies”

“But no inspiration or influence from none else?”

“Our inspiration is the street; all words come from there, from the sensations that the people give to us”, Ibrahim adds.

“Ok ok, maybe we have something in common with the group “The Roots”, which is one of my favourite bands along with Common Sense”, adds Gad.

“As Gad, I listen The Roots, also Ahmed Munib, Biggie Smalls, 2Pac … and Asfalt of course”, Ibrahim says hilariously.

“How is the production and distribution of your CDs?”

“Both are made by Mustafa Nigma. But also we did different things with Taki, component of the Egyptian hip hop band MTM, and Magdi El Husseni, a pianist who had worked with the famous musicians Abdel El Halim”, replied Ibrahim.

“El Husseni plays mainly classical Arabic music; he worked with Fairuz and Um Kalthum. We have also produced with Farid Nassar, known as Fredwreck, who lives in Los Angeles and collaborated with Eminem, Snoop Dogg’s, Boogie, 50 Cent, Britney Spears and … Asfalt”, smiles proudly Gad when he finishes to talk.

“Do you listen to these groups?”

“Sure, we listen everything from hip hop, either foreign or Egyptian, but especially the latter because we must be aware of what’s going on around, to stay updated with the market: which new groups and which are good ones”, says Ibrahim.

Ibrahim on stage

Gad: “We need to listen to everything to avoid that a new song we compose can be similar to one already in the market, to do something original, only ours, only Asfalt”

Ibrahim: “Basically our goal is to make quality music, so we concentrate on concerts rather than on the distribution and production, not to be dependent on sales and marketing rules”

“What is the audience reaction to your music?”

“The reaction is different among young and older people. The latter does not label us as artists, only a small percentage of them supports and encourages us, perhaps because they are not used to … there is no “habibi habibi”; by opposite, teenagers love us, and this makes us happy. There are people who don’t know hip hop but like us immediately, while others with more experience might appreciate us less, of course there cannot be a common reaction”. Fans of Asfalt are around to 27,000 users on Facebook, where you can listen to most of their songs, 123000 on Myspace, where you can also buy their songs. Asfalt seems to rely on its distribution using new technology, just like their coetaneous in Tahrir during the days of the uprising.

“What do you think about the revolution?”

Gad: “We have been singing since a long time what is happening in the country. Why did the revolution happen? Because things were not going well! Hosni Mubarak did not expect all these young Egyptians would go so far. Before people were just whispering and shutting up immediately when they felt there were secret services around, they were afraid. Today, people talk, listen and act, there is communication and freedom. We made a video two days before the revolution, is called “Katiba li bokora gawab” (A letter for tomorrow) which will be released shortly. Frankly, we were afraid from the government response, because it’s a denouncing song, but luckily the revolution came. There are many people who have listened to it and appreciated very much”

“Did you participate actively in the revolution?”

Ibrahim and Gad. Backstage

Ibrahim: “I went to the streets on January 28th, the Anger Friday, and days after that one; the day of Mubarak’s resignation I was in Tahrir. We participated in the square and we recorded video posted on Facebook, we read poems to support our friends in the street. After the revolution we did many concerts and we will continue to make them, more or less every two weeks … In two days we’ll record a new song with the impressions of revolution, entitled “Min el Massot?” (Who is the target?). We didn’t want to do it immediately during the revolution, like other people did just for selling, for us it’s different.  We wanted to wait, but now we feel we can do it”

“We are not like singer Tamer Hosny”, says disgusted Gad. “He came to Tahrir telling people to go home, of course, the old regime suited him. Rightly the people in Tahrir kicked him out … and you know what he’s done a week later? He recorded a song for the revolution, all usual lyrics: Egypt is my country, I love you … the same metric of “habibi songs”, where the protagonist was not the usual girl, but Egypt. Instead Amr Waqaa, who starred in Syriana with George Clooney, has been in Tahrir since the first day; the famous Adel Imam was against the revolution at the beginning, subsequently he paid a lots money to get a false advertising that he was with the revolution since the beginning, but it is a lie”

“What are your plans for the future apart from those mentioned?”

“For the moment we are focused on concerts and festivals, especially in Egypt, but we went also to the Dubai’s festival for MTV Arabia. It was thanks to Fredwreck who has discovered and invited us to participate”. To be precise it was in 2007, that program has been seen from about 180 million people worldwide.

“Would you like to participate to festivals in Europe or America in the future? Language can be a barrier?”

Gad: “Yes, if we are invited, we’ll go. Language is not a problem; music can communicate without understanding the words”

“What do you think could be the next developments of the revolution?”

ASFALT Logo

“The situation is static at this point, there is not great expectation, as there was not before the revolution, but it happened. People concern about the missing work, tourists don’t come to Egypt anymore at this stage, money is not enough for the whole family … we hope that things will improve soon. The current prime minister is more interested to the country’s benefits than was his predecessor; even common people are more interested in politics, I hope that in future there will be more justice and greater interest to the real problems of the country. Also, not getting the streets dirty is a gesture of respect. Unfortunately there is still so much corruption, bribes have not disappeared, people pay illegally for everything: to open a shop, to park the car, to pay less taxes, to ask permission to build … I sincerely hope this system will change”, Ibrahim is serious this time, he sees another Egypt, but still far away.

“Which one of your songs you like most?”

Gad. “The last song: Min Massot. It speaks about Muslims, Arabs, that they are not all terrorists as described by Western media, neither the rich ones from the Persian Gulf, nor people in the street, nor Osama Bin Laden or Saddam Hussein. The song talks about Hosni Mubarak who was an unjust man … but the solution is not Barack Obama. The most important thing is solidarity and work together, treating each other like brothers; this may be a solution or beginning one”

Ibrahim. “The song I like most is called Shabab fi el awahi (Boys at the cafes). The idea is focused on unemployment; many younger come out from the university but cannot find work, then what do they do? They sit at the bar. They have been spending most of their young age studying, making masters, PhDs … to find themselves at home with their parents, without a car, without job… and spending time in cafes drinking tea and smoking water pipe. Even if the whole song has a negative rhythmic, at the end there is a positive message: never lose your hope and continue to seek, because we, the youth of today, we’ll be the works of tomorrow”

On a concert

A letter for tomorrow

A carpet rolled out, thousands are sleeping over there

Wealthy, tell me I’m a liar

Fear of pain, the belt of the soldier leaves the mark in the mind

Exist and not exist. Living without a voice

Laughing can listen to, buy my death

A country that never listens

So my point is my coffin

Write a letter to the fear and tomorrow never comes

Because words in our country never get

Fear that you will not understand and do not tell

I will walk away

Wear a mystery that can not be washed

A cotton in my country that does not fix any

Write a letter for tomorrow, fear will never be finished

Life in God’s hands can not be guaranteed

Life is ending, because not mind?

The dirty money is in the stomach, can not be digested

Hunger is about the rocks

Walking with your feet while someone next to you strip,

supplication

Should I listen and laugh

No offense when I say ugly in the face of “ugly”

Deceit in secret

They say that intelligence has happened

Country of sandals. Doors that refuse to open

Look how many countries are close to being canceled

Write a letter for tomorrow, will not matter whether or not

Because I’m leaving anyway

If the prophet Job were here, would not be patient, do not endure

to live

If they told me to stay one day, I would not be

While the love for our country continues to grow, it is still

too little

Even when I’m in my country, I miss

I burned myself in the fire, but the flames did not burn

And after all, they say that Egypt laughs at me …

I have to stay in my country as a hostage

Or should I leave?

2 thoughts on “Articolo pubblicato sul Manifesto – Asfalt bollente …

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