Articolo pubblicato sul Manifesto — Una risata vi seppellirà


 Il Manifesto PDF                              Tuk Tuk website

Mohammed Shannawi, Hisham Rahama, Andil, Makhlouf e Tawfiq, cinque ragazzi egiziani laureati presso l’Accademia di Belle Arti del Cairo, ma come spesso accade, lavorano in settori che non hanno nulla a che vedere con gli studi effettuati. Mohammed, per esempio, fa il free lance per ditte di grafica in tutto il Medio Oriente: dalla Siria all’Arabia Saudita, dalla Giordania all’Egitto, passando per Abu Dhabi e Dubai. Nessuno di questi artisti ha mai realmente abbandonato la passione per il disegno, soprattutto per le caricature e i fumetti. Alcuni erano amici di lunga data, altri si sono conosciuti sul web più o meno da tre-quattro anni, attraverso i loro lavori caricati su internet o pubblicati da riviste specializzate. C’è stima reciproca ed entusiasmo, rinvigorito dal clima di apertura rivoluzionaria e dalle recenti sommosse, vincenti e pacifiche.

Circa un anno fa i cinque hanno deciso di unire le forze per disegnare un loro magazine da pubblicare al Cairo. Non avevano idea del tempo che avrebbero impiegato per far uscire il loro primo numero. Gli ultimi dodici mesi sono stati quasi esclusivamente dedicati ai preparativi; formato della rivista, tipo di taglio umoristico, quante storie inserire, quante pagine e, di fondamentale importanza, il nome: Tuk Tuk. Nella vita reale “tuk tuk” è il nome che viene dato a uno dei taxi più conosciuto e usato negli slum del Cairo: il nostro comune apetto. Normalmente ha solo due posti a sedere dietro il conducente, ma si possono incontrare anche famiglie intere con i bambini ammassati l’uno sopra l’altro. Il tuk tuk esprime simpatia già dal primo momento che lo si vede, inghirlandato con bandiere adesive e motti tipici della periferia cairota, spesso ripresi anche dai film egiziani di successo. Tuk tuk rappresenta lo stereotipo della gente povera egiziana, ma anche genuina e altruista, la parola stessa crea un’idea chiara perché non è solo il mezzo di trasporto che viene richiamato alla mente, ma tutto un mondo di persone e abitazioni con il loro folklore. I cinque caricaturisti non avrebbero potuto trovare un titolo più azzeccato. All’opening fatta alla Town House Gallery nel centro della città, c’è stato un grande seguito di giovani, soprattutto attratti dalla notizia rimbalzata su Facebook.

Quando entro nel suo appartamento, Mahammed è molto gentile, mi offre addirittura un caffè italiano. Ha due scrivanie, entrambe incasinate con colori, matite, chine, fogli, schizzi sparsi, ritagli di foto e l’immancabile portacenere pieno di cicche; un cliché, un disordine tipico dove solo l’artista riesce a ritrovarsi in mezzo a tutte quelle scartoffie. Su una delle due c’è il computer dove Mohammed carica i disegni fatti a mano sull’altra, inclinata, tipica di chi è abituato a disegnare in piedi.  Lavora a casa Mohammed.

Le pareti color giallo ocra sono piene di poster in stile pop art o di ingrandimenti delle sue storie disegnate. Mi presenta Andil, il più piccolo del gruppo, 24 anni, la statura minuta e la rada barba incolta lo fanno sembrare ancora più giovane. Tutti gli altri membri del gruppo si aggirano intorno ai 27-28 anni.

Tuk Tuk ha deciso di rimanere indipendente, non vuole una casa editrice che la condizioni stabilendo le linee editoriali della rivista, o tagliando le parti meno convenienti. “È assurdo – dice Andil – censurare le caricature perché non sono in sintonia con le posizioni dei governi, più o meno autoritari, se no, che satira sarebbe? … e comunque un bravo caricaturista troverebbe sempre il modo di aggirare qualunque sistema e apparato censoria”.

Così il gruppo ha investito tempo e soldi per portare a termine il loro difficile missione. Molti Istituti di Cultura stranieri presenti al Cairo, sembravano non interessati al loro progetto, ma dopo il largo successo ottenuto da Tuk Tuk, e prima ancora della caduta di Mubarak, hanno cambiato idea e si sono fatti avanti per sponsorizzare il gruppo. Così come diverse case editrici. Tuttavia Tuk Tuk è rimasta rigorosamente gelosa della propria indipendenza.

Le difficoltà maggiori però si riscontrano nella distribuzione. La casa editrice e libreria Shorouk, conosciuta in tutto l’Egitto e Medio Oriente, e da poco entrata nel mondo del giornalismo con una propria testata, potrebbe aiutarli, in sintonia con una rete di librerie sparse in tutto il territorio nazionale.

Ogni artista del gruppo lavora da solo, in completa autonomia. Vengono date delle scadenze per la consegna dei lavori e ci s’incontra per discutere e criticare le vignette e le storie di ognuno. Si cresce insieme, democraticamente. Si analizzano le storie disegnate da ognuno esprimendo i proprio pareri o i propri dubbi. Mohammed mi dice che personalmente fa un lavoro di scrematura: può avere dalle otto alle dieci idee, ma alla fine si concentra solo su due tre. Portate a termine le sottopone al collegio degli artisti e insieme si discute su quali modifiche apportare, se necessario, e si ascolta l’opinione di tutti. Quando i pezzi sono pronti, si manda il numero in stampa. 

Il linguaggio che usano è quello dei giovani,  i loro tratti estrapolano la psicologia sociale dell’Egitto e i suoi stereotipi. Sono i luoghi comuni del Cairo contemporaneo che escono fuori dalle loro matite. Così ci s’imbatte in tre ragazzi d’officina che si bloccano al passare di una bella donna velata con vestiti attillati; o in un pezzente mal vestito che chiede l’elemosina nella strada impolverata in contrasto con un uomo d’affari in giacca e cravatta, smartphone e portatile che gli dice di stare zitto in modo da permettergli di rispondere ai suoi importanti clienti; o nel politico di turno che nella parodia di un partita di calcio, spedisce con un tiro da fuoriclasse il sacco di soldi di dubbia origine, fuori dal paese in qualche conto bancario all’estero. 

Il primo numero è uscito il 9 gennaio 2011 ed è andato praticamente a ruba in pochissimi giorni. Tuk Tuk, ha ricoperto un vuoto che mancava nel panorama umoristico e fumettistico egiziano, altrimenti non si spiegherebbe il boom di vendite l’elevato numero di giovani che ha seguito l’avvenimento e che attende con ansia il secondo numero. Lo stesso Shennawi, ci tiene a puntualizzare che il target dei lettori sono sia teenager che adulti. L’ottima accoglienza e la curiosità che ha attratto il loro progetto, ha attirato l’attenzione dei media. Sono stati intervistati da Egyptian TV, Al Arabeyya, OTV, Al Hurra e Nile TV, ma gli eventi della rivoluzione hanno preso il sopravvento e messo in secondo piano l’uscita di Tuk Tuk. Andil, Mohammed, Hisham, Makhlouf e Tawfiq non sono scoraggiati, al contrario. Gli ultimi accadimenti sono terreno fertile per deridere il vecchio regime e trasformare la rivoluzione in caricatura. I politici e ex tali sono avvisati. Appena dopo le dimissioni di Mubarak, la famosa rivista fumettistica francese Charlie Hebdo ha pubblicato diverse vignette di Shennawi sul suo numero settimanale:  l’ex rais in un portamento  eretto e fiero guarda indifferente un giovane della piazza Tahrir che gli scrive sul petto di “vattene!”; l’imam con in mano il corano e un prete che stringe la croce che si abbracciano; uno dei diseredati che erano accampati in piazza Tahrir che dorme sotto i cingolati di un carro armato.

Sono stati colti tutti di sorpresa dal coinvolgimento della popolazione nella manifestazione del 25  gennaio. Sapevano che avrebbe avuto luogo, ma non si aspettavano una partecipazione così alta. Il giorno 26 Shennawi era di ritorno da Alessandria dove aveva presentato il magazine. Quella mattina i poliziotti insospettiti dagli scatoloni caricati in macchina davanti casa sua al centro del Cairo, gli hanno intimato un controllo. Visto il contenuto, numerose copie della rivista Tuk Tuk, si sono messi a sfogliarlo ridendo di tutto gusto indifferenti a quello che succedeva sul ponte Qasr el Nil a qualche isolato di distanza. Questo per dare un’idea di come la protesta in piazza fosse condivisa, ai suoi albori, da chi teoricamente doveva proteggere e sostenere il regime. Quando il corso degli eventi ha preso la piega a cui si è assistito in televisione e  la società ha preso coscienza della propria forza, i cinque caricaturisti si sono uniti alla gente di Tahrir già dai primi giorni. Hanno dormito in piazza protestando contro il governo, disegnando caricature per deridere e intimare a Mubarak di farsi da parte. Andil era sul punto di partire per la Germania durante i giorni della guerriglia. Era in conflitto con se stesso: partire quando i suoi amici e coetanei rischiavano la vita per avere un Egitto migliore? È rimasto. La sera delle dimissioni di Mubarak ha pianto per tutta la tensione che aveva accumulato. Molti hanno avuto l’opportunità di Andil, e molti come lui sono rimasti. Ora c’è incertezza al Cairo, si vorrebbe che tutto venga risolto in poche settimane, ma si ha consapevolezza che non può essere così. Loro cinque continueranno a combattere a colpi di china o se necessario a scendere in piazza ancora una volta.

“Quali conseguenze può avere la rivoluzione sul vostro lavoro?”. Mi risponde Andil.

“Non cambierà molto, saremo sempre in prima linea, siamo ottimisti e abbiamo fiducia nel futuro. C’è fermento nell’aria, e siamo orgogliosi di quello che siamo riusciti a fare insieme ad altri milioni di nostri coetanei: cacciare il dittatore e iniziare un processo per lo sviluppo democratico dell’Egitto”. Loro ci credono e sono convinti che non si tornerà indietro.

“Ci sarà meno censura rispetto a prima?”, chiedo provocatoriamente. Andil accenna un sorriso malizioso di chi la sa lunga, il proibito è pane quotidiano per i caricaturisti: ci sarà sempre qualcosa da scoperchiare e nel prossimo numero sicuramente si attendono scintille rivoluzionarie.

ENGLISH VERSION

A laugh will bury you

Presentazione a Alif bookstore I

Shannawi Mohammed, Hisham Rahama, Andile, Makhlouf and Tawfiq, five young Egyptians graduated from the Academy of Fine Arts in Cairo but, as often happens, they work in areas that have nothing to do with their studies. Mohammed, for example, works a free lance for graphics companies throughout the Middle East from Syria to Saudi Arabia, from Jordan to Egypt, from Abu Dhabi to Dubai. None of these artists has never really left his passion for drawing, especially for caricatures and comics. Some of them were friends before starting this adventure, others got known on internet more or less 3-4 years ago, through their works uploaded on the Internet or published by specialized magazines. There is mutual respect and enthusiasm, strengthen by the revolutionary climate of openness and by the recent riots: winning and peaceful. 

About one year ago, the five decided to join their forces to draw their own magazine to be published in Cairo. They had no idea of ​​the time it would have token to release their first number. They spent the latest twelve months almost exclusively to the preparations; magazine format, kind of humour, how many stories to put into, how many pages and, of most important, the title: Tuk Tuk. In real life “tuk tuk” is the name given to one of the best known rickshaw taxi used in the slums of Cairo. Normally it has only two seats behind the driver, but may also be encountered whole families with their children piled on top of each other into the rickshaw. The tuk tuk expresses fondness from the first moment you spot it, garlanded with typical adhesive flags and slogans of the Cairo’s suburban, it is often taken by Egyptian successful films. Tuk tuk is the stereotype of poor people in Egypt, but also genuine and caring, the word itself creates a clear imaginary of some part of the Egyptian people, his livelihood and his folklore and not only the mere transport car. The five caricaturists could not find a more appropriate title. At the opening made at the Townhouse Gallery in the middle of the city, there was a large following of young people, especially attracted by the news bounced on Facebook.

When I enter Mohamed’s apartment, he is very nice, even offering me an authentic Italian coffee. He has two desks, both with messy colour pencils, ink, paper, scattered sketches, clippings and photos the inevitable ashtray full of butts, a cliché, a typical mess where only the artist can find himself. On the top of the first desk, there is the computer where Mohamed uploads the drawings which he makes on the other one. Mohamed works at home.

The ochre coloured walls are filled with poster in a pop art style or magnification of his storyboards. He introduces me to Andil, the smallest of the group, he’s 24 years, his tiny size and his sparse beard make him seems even younger. The average of the other group’s members are around 27-28 years.

Presentazione a Alif bookstore I cinque

Tuk Tuk has decided to remain independent, it does not want a publishing house that might dictate conditions and determine the lines of the magazine, or even cutting which is less convenient. “It’s absurd – says Andil – to censor the caricatures because they are just not aligned with the government’s positions, what kind of satire would be? Anyway, a good caricaturist would always find a way to avoid any censor.

Thus, the group has invested time and money to complete their own mission. Many foreign cultural institutes in Cairo, did not seem interested in their project, but after the huge success of Tuk Tuk, before the fall of Mubarak, they have changed their minds and intending to sponsor the group, as well as several publishing houses. However, Tuk Tuk has been rigorously jealous of its independence.

But the biggest difficulty, they have to face, is the distribution in Egypt. Shorouk publisher, very well known throughout Egypt and Middle East (recently entered the world of journalism with its own newspaper), could help them having a big network of libraries spread
throughout the country; but they refused

Each of the artists works alone. There are deadlines for delivery the own work and they meet, time to time, to discuss and to criticize the sketches and the stories of each one. They grow together, democratically. They analyze the storyboards and exposing their own opinions, or their doubts. Mohamed tells me that personally he does a skimming job: he can have eight to ten ideas, but at the end he focuses on only two or three. Completed them, he submits his drawing to the rest of artists, and together they discuss what to change, if necessary, or listen to the point of view of the other. When the pieces are ready, they send everything to print.

The language they use is the one from the young; their features extrapolate the social psychology of Egypt and its stereotypes. Contemporary common places of Cairo come out of their pencils. So we can see three youngsters workshop who block themselves when a beautiful veiled woman with tight clothes pass by; or a beggar talking to himself into a dusty road opposing a businessman in suits, with a smart phones and a laptop, telling him be quiet in such a way to allow him to respond to his important customers; or in a parody of the political scene represented as a game soccer, when the politician is a football champion who shots the dubious money bag outside the country in some freeing bank account.

Presentazione a Alif bookstore II

The first number was released on January 9th, 2011 and has been sold out in a few days. Tuk Tuk is fill a missing space into the Egyptian comics and humorous scene, otherwise it cannot be explained the boom in sales and the large participation young people who followed the event and are looking forward to the second number out. Shennawi himself is pointing out that the readers’ target is teenagers and adults. The warm welcome and the curiosity that has captured their project, has also attracted media’s attention. They were interviewed by Egyptian TV, Al Arabeyya, OTV, Al Hurra TV and Nile, but unfortunately (or fortunately, depends of point of view), the revolution has taken over and placed in the background the Tuk Tuk’s release. Andil, Mohammed, Hisham, and Tawfiq Makhlouf are not discouraged at all. The latest events are fertile ground to mock the old regime and turn the revolution into a caricature. Politicians are warned. Immediately after the Mubarak’s resignation, the famous French magazine Charlie Hebdo published several Shennawi’s caricatures on its weekly number: former rais Mubarak standing in an upright and proud look in front of a young in Tahrir Square, who is writing on his chest to “Go away”; the imam holding on his hand the Koran and a priest holding the Cross embracing each other; an outcast camped out in Tahrir Square sleeping under a tank which is patrolling the square. The fives were all caught by surprise by the event of January 25th. They knew that something would have token place, but they did not expect such a high participation. On 26th Shennawi was returning from Alexandria, where he presented the magazine. That morning was investigated by the police from his suspicious boxes which he was loading into his car just in front of his house in Cairo’s downtown. The police intimated a control. The police ended up reading the copy of Tuk Tuk, laughing about the sketches meanwhile the protest was going on Qasr el Nil’s bridge, just few blocks far away. This is important to give an idea of how the protest was felt from who was theoretically meant to protect the regime. Since the revolution started to be what has been seen on television, and society has become aware of their strength, the five caricaturists have joined the people of Tahrir. They stayed in square protesting against the government, drawing caricatures to mock Mubarak and to push him to step aside. Andil was about to leave for Germany during those days of guerrilla. He was in conflict with himself from leaving his friends and the other Egyptians when they were risking their lives to have a better Egypt. At the end he stayed. On the evening of Mubarak’s resignation he cried for all the tension he had accumulated day afte day. Many people have had the opportunity of Andil, and many like him stayed. Now there is uncertainty in Cairo, people want everything to be resolved in a few weeks, but there is awareness that it cannot be like this. The five caricaturists will fight with their drawing, or if necessary, they will march on the streets again once.

Presentazione a Alif bookstore III

“What consequences can have the revolution on your work?”, Andile is answering me.

“It will not change much, we will always be at the first line, we are optimistic and we have confidence in the future. There is excitement in the air, and we are proud of what we managed to do with other millions Egyptians: oust the dictator and start a process for developing Egypt into a democratic system”. They are sure that there is no come back.

“There will be less censorship than it used to be before?” I ask provocatively. Andil shows a malicious smile of who knows many things, secrets and prohibits are daily food for caricaturists: there will always be something to uncover, and for the next Tuk Tuk episode is expected revolutionary sparks.

2 thoughts on “Articolo pubblicato sul Manifesto — Una risata vi seppellirà

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