I am beyond you (Alias – Il Manifesto, 8 nov 2014)

I am beyond you (I sono oltre te)

foto e testo di Vincenzo Mattei

Photo by Vincenzo Mattei

Photo by Vincenzo Mattei

8 agosto del 1991 la nave mercantile Vlora attraccava al porto di Bari traboccante di albanesi, un popolo stremato e affamato da un regime dittatoriale tra i più spietati che la storia abbia mai visto. Da allora l’immaginario italiano dell’Albania è rimasto inalterato mentre oggi il paese è, a fasi alterne, in pieno boom economico. Dell’immigrazione forsennata di oltre venti anni fa è rimasto ben poco, quel flusso oggi sta prendendo un moto inverso con albanesi che scelgono di ritornare in patria, oggi via d’uscita alla crisi economica che attanaglia l’Italia. La crescita è stata lenta e non priva di ostacoli, ha lasciato segni che ancora oggi sono evidenti, uno su tutti le violenze domestiche di cui le albanesi sono vittime.

  Al rapido cambiamento della società non è conseguito un miglioramento dei valori sociali, al contrario ha portato al peggioramento di alcune condizioni che prima non esistevano affatto. Ani Ruci, pioniera del movimento dei diritti delle donne in Albania e presidentessa di Reflexione, un’associazione istituita negli anni ‘90 per aiutare le donne ad affrontare la repentina trasformazione della società, spiega perché: “Le severe punizioni che applicava il regime comunista impedivano gli abusi in casa. Con la caduta del regime Continua a leggere

Kanun-Gjakmarrja: the blood brothers (Profil, Revista21 and AlJazeera)

Text: Vincenzo Mattei

Photo: Carlo Gianferro

Gjion Mhill, 40, is married to Valentina. It is segregated in the house since 1992 for a feud born to the adjoining land where his brother killed the neighbor and fled abroad for fear of revenge. Gjion is married and has three children who sees one or two times a month because the children are moved from time to time by relatives to avoid being victims of gjakmarrja (revenge).

Gjion Mhill, 40, is married to Valentina. It is segregated in the house since 1992 for a feud born to the adjoining land where his brother killed the neighbor and fled abroad for fear of revenge. Gjion is married and has three children who sees one or two times a month because the children are moved from time to time by relatives to avoid being victims of gjakmarrja (revenge). By Carlo Gianferro

PDF: BLOOD BROTHERS – Al Jazeera

PDF Profil: Das Gesetz der Berge

Photos by Carlo Gianferro

It can be trigged by something as trivial as a dispute between neighbours or a disagreement among family; an incident that, anywhere else, might be forgotten with the passage of time or left to the authorities to resolve. But in northern and central Albania, where an ancient code of conduct known as the kanun still regulates life for a large portion of the population, it can descend into a blood feud spanning generations and forcing entire families into confinement.

Comprised of 12 books and 1,262 articles, the Kanun of Lekë Dukagjini, who is thought to have been a 15th century Albanian nobleman about whom little else is known, was passed down orally for centuries and only put into print at the beginning of the 20th century. First the Ottomans and then Albania’s communist dictator Enver Hoxha sought to outlaw it. But it continued to run parallel to state rule, governing everything from the economic organisation of households to notions of honour. However, it is for its authorisation of retaliation killings that it has become most notorious, particularly since enjoying a revival in the years following the fall of communism. Where once it sought to regulate such blood feuds – imposing limitations on who could be killed (no women or children under 16) – these aspects of the code have gradually been eroded, with the notion of vengeance overriding all others.

‘It’s like being dead’ Continua a leggere

Ahmed Abdalla, la via sufi del nuovo cinema (Alias Il Manifesto 12 lug 2014)

Il materasso e il coperchio (Al fursha wa al ghatta)

Testo e foto di Vincenzo Mattei

Ahmed Abdalla

Ahmed Abdalla

Ahmed Abdalla su Alias                                      Ahmed Abdalla website

Al Fursha wa al Ghatta, il materasso e il coperchio, forse non poteva esserci descrizione migliore per la piega che ha preso la rivoluzione egiziana dopo l’intervento dei militari il 3 luglio del 2013: sbattere i Fratelli Musulmani in carcere e mettere il coperchio alla rivoluzione. Ma Ahmed Abdalla, classe 1978, definisce il proprio film come incentrato sul senso della parola libertà scaturito dalla rivolta di Tahrir nel gennaio del 2011.

Il protagonista, Asser Yassin, durante le prime sommosse della rivoluzione egiziana riesce a scappare da una prigione ubicata in un posto indecifrabile. Yassin trascina con se un altro evaso ferito gravemente, si trovano in mezzo al deserto di notte, ansimanti e disorientati. Le immagini iniziali sono concitate, volutamente sgranate e in movimento per aumentare il senso di confusione e di caos che regnava in quei giorni. I due fuggiaschi trovano riparo in una casupola di legno forse usata da qualche sentinella militare che, visti i disordini, ha pensato bene di rompere le righe anzitempo. Yassin umanamente cura lo sconosciuto compagno di disavventure che, nell’agonia, cerca in tutti i modi di mostrargli qualcosa sul suo cellulare; quando Yassin afferra il telefono rimane scioccato vedendo sul piccolo schermo scene di prigionieri maltrattati dalle percosse della polizia penitenziaria. Continua a leggere

The weight of the world (Al Jazeera, Il Venerdì di Repubblica and Revista21 – summer 2014)

PDF The weight of the world – Aljazeera

Text: Vincenzo Mattei

Photos: Manu Brabo

In a run-down suburban neighbourhood of Alexandria, Egypt, 12-year-old Asma empties a sack of medals onto the floor. They belong to her 25-year-old sister, Nahla, and testify to her success at weightlifting contests across the world – Canada, Greece, China, Russia, Holland, Poland and South Africa.

For Asma and Nahla’s father, Ramadan Mohamed Abdel el Nasser, known simply as Captain Ramadan, the statuette his daughter received for participating in the 2012 London Olympic Games, where she placed fifth, is a particular source of pride – as is the fact that Nahla has followed in his footsteps.

Ramadan started lifting weights in 1964 during his military service. But the 1967 and 1973 wars with Israel put an end to his fledgling sports career and Olympic ambitions.

So, in 1980, he opened an outdoor weightlifting gym for children. Continua a leggere

La rivoluzione tradita e la fine delle ideologie islamiche (Poiesis Editrice 2014)

La rivoluzione tradita e la fine delle ideologie islamiche

Poiesis Editrice 2014. Foto copertina Manu Brabo.

PDF: La rivoluzione tradita e la fine delle ideologie islamiche

 La rivoluzione tradita e la fine delle ideologie islamiche


La rivoluzione tradita e la fine delle ideologie islamiche. Foto Manu Brabo

Dal 21 giugno 2012, giorno della vittoria delle elezioni di Mohamed Morsi, membro del partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, molti eventi si sono succeduti in Egitto, quella rivoluzione che seguiva il vento delle Primavere arabe sembra aver cambiato direzione. L’analisi di Vincenzo Mattei descrive l’arco temporale di una evoluzione dagli inaspettati risvolti i cui protagonisti si avvicendano al potere in un pericoloso gioco di ruoli. Sono definite le linee delle strategie politiche seguite dalla Fratellanza, l’inadeguatezza del loro rappresentante al governo, la debolezza dell’opposizione e gli errori perpetrati fino al fallimento del 3 luglio 2013. Nelle pagine appaiono nitidi i poteri mai sopiti dei burattinai fuloul, gli appartenenti al vecchio regime, nascosti nei ministeri e probabili finanziatori delle proteste dei Ribelli, subdoli portatori degli ideali che per decenni costituivano le basi della società. Si manifesta fulgida, tra le righe del libro, la figura del salvatore della patria, il generale Al Sisi che abilmente invade la scena politica egiziana con una campagna di comunicazione di forte impatto nazionale e internazionale. Mattei ne definisce la sagace costruzione dell’immagine, la lenta ed incisiva determinazione di paladino di un ordine tanto agognato dal popolo instabile. L’autore tratteggia le lacune istituzionali che sorreggono il difficilissimo cammino egiziano verso la democrazia, punti focali che rappresentano il terreno adatto per l’impianto di poteri autoritari come quello dei militari. Si definiscono così le prevedibili conseguenze di una situazione volta all’inibizione del dissenso nel paese con l’aumento sponenziale degli episodi terroristici e della strategia del terrore. Il contesto favorisce parzialmente chi è al potere in Egitto che trova giustificazione all’intervento e un riconoscimento popolare contro il terrorismo. Tuttavia lo stato di semiguerriglia è la chiara dimostrazione che all’ombra delle piramidi c’è una storia ancora in evoluzione. (G.M.Geraci)

L’Etiopia dove il sogno è fare la schiava in Arabia – Il Venerdì di Repubblca (4 apr 2014)

Piccole portatrici di fascine vicino Jinka

Piccole portatrici di fascine vicino Jinka

Versione PDF sul Venerdì

Hainalà sorride mentre mescola la calce al piano terra dello scheletro di una casa in costruzione a Jinka, nella regione sud ovest dell’Etiopia. Ha la pelle nera e la maglietta macchiata di schizzi d’intonaco e di pittura. Gesachew attende il secchio di malta sopra l’impalcatura, incurante che il suo collega sia donna. Non è un gioco, ma una dura realtà a cui le donne etiopi sono abituate fin da bambine. Una manciata di minuti dopo Hainalà si sposta dentro il cubo di cemento armato per impastare con la pala una piccola montagna di cemento e sabbia. Hainalà ha 25 anni, una costituzione robusta e sana, come la maggior parte delle sue coetanee, lavorava saltuarialmente prima di trovare questo lavoro, riuscendo a malapena a dare da mangiare ai suoi due figli. Ora, grazie alle nuove costruzioni di cui l’Etiopia sembra avere bisogno, lavora con maggiore continuità, anche se la paga non è delle migliori, appena 20 birr al giorno (un dollaro), la metà di quello che guadagnano gli uomini. Al piano superiore ci sono altri operai, tra loro anche Asma, 21 anni, che dipinge delle assi di legno e Tedis, 20 anni, che attende annoiata di fare qualcosa. Sono tutte giovani donne con un disperato bisogno di riuscire a contribuire al budget della propria famiglia. Continua a leggere