Cairo 3 luglio 2013


Sono in taxi. A Zamalek tutto sembra calmo. Il solito barbone gioca con sua figlia sul marciapiede. Contadine vendono verdura sul marciapiede con i loro bambini piccoli che gironzolano intorno. Un paio di turisti sembrano sperduti. La tensione che sento dentro è trepidante. Fra poco l’ultimatum dei militari egiziani scadrà e il paese teme la guerra civile. Sto andando verso il palazzo presidenziale, le strade sono vuote. Leila mi dice che il discorso dei generali è stato posticipato di qualche ora, mi dice che la cosa più bella è che la gente sia in piazza, questa è l’unica cosa che conta.
Io invece ho l’impressione di stare sulla graticola, ma la pazienza femminile ha sempre un suo perché!

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