Commenti libro “L’altro”


Cari amici,

il libro è ormai in libreria dal 12 maggio 2009, sebbene bisogna attendere che arrivi dopo averlo ordinato, molti di voi ormai lo stringono fra le mani. A questo punto mi piacerebbe che ognuno possa esprimere un’opinione sul romanzo, un commento sulle parti che avete trovato più interessanti e quelle meno, o un commento generale o dettagliato sul libro.

Recensione L'altro

Vi chiedo inoltre di avere un punto di vista analitico, di vedere il libro nel suo insieme, separato da me. Vorrei che scrivesse quello che pensiate, anche le critiche più taglienti e spregiudicate, sempre rimanendo nei binari della buona educazione.

Mi piacerebbe che questo blog, e soprattutto questa pagina, venga usato come dibattito sugli argomenti sollevati nel libro e altri di varia natura, per farmi delle domande riguardo al libro o personali, o solo per togliervi alcune curiosità.

Inoltre qui allego la recensione della giornalista Sara Aversano:

http://www.facebook.com/photo.php?pid=505495&id=1351287509&comments

Vi ringrazio anticipatamente e un abbraccio elettronico a tutti.

Vincenzo

10 thoughts on “Commenti libro “L’altro”

  1. Le notizie si commentano da sole. Che dire, anche in Italia vige un sistema “semi dittatoriale” … se c’è mancanza di informazione o se l’informazione viene completamente distorta o manipolata, è come se non si sapesse nulla di niente. Se tutto quello che si dice è vero, io personalmente mi vergogno. Il fatto che il comportamento di Berlusconi a parte che sembra quasi infischiarsene, sembra quasi orgoglio di quello che ha fatto.
    L’etichetta di essere donnaiolo per lui sembra essere un vanto, un complimento. Se fossi donna mi sentirei indignata delle sue parole e della sua spavalderia. A essere italiano all’estero non è proprio una bella immagine per l’Italia, sono sempre orgoglioso di essere italiano, anche in questi frangenti, perché il vero spirito che abbiamo è fatto di quelle migliaia di persone che lavorano onestamente e che si dedicano giornalmente a dare risalto a un’Italia che viene lodata quando all’improvviso vince il premio Nobel in qualche campo nel silenzio della stampa nazionale, capace di mettere in risalto solo quando l’individuo, o il gruppo, è stato acclamato all’estero: da patacca a sconosciuto fino a rientrare nei binari dell’anonimato. Perché lo sappiamo bene ciò che in Italia vige come main stream che ottiene audience: ballerine con tutte curve, quiz di ruote e scatole …
    Posso dire solo una cosa a livello personale: il primo ministro italiano non mi rappresenta. Come non mi sento rappresentato dalla classe politica italiana in generale. Ma c’è sempre la speranza che prima o poi un cambiamento avvenga veramente. In questo momento vorrei vedere solo una cosa: lo svecchiamento della classe dirigente e della classe politica. Vorrei vedere i giovani che apportano idee nuove e che sappiano agire con la realtà circostante che cambia in continuazione, e non solo a livello nazionale, ma sopratutto europeo e internazionale. Una classe politica che non abbia paura e che non rimanga ancorata alla soddisfazione degli interessi lobbistici di una sola parte. In Italia c’è la sensazione che se va il centro-sinistra al governo i piccoli imprenditori la vedono nera, e lo stesso vale per i lavoratori quando è il centro-destra (anche se la Lega ormai prende i voti del loro malcontento). Vediamo se questo periodo di stanca possa portare dei frutti o siamo destinati a rimanete in questo stallo atavico.
    Buona giornata Frank.
    Ciao

    Vin

  2. Eccoci qua, come premesso appena finito di leggere il tuo libro ti lascio qualche riga.
    La mia sarà un’opinione da ignorante in materia di scrittura ma di lettrice un po’ critica e forse difficile.
    Sono stata catturata dalla storia fin dalle prime righe, ho fatto fatica a sottrarmi alla lettura fino a circa metà del libro, un giorno ho scelto di prender l’autobus piuttosto che la metro x avere + tempo a disposizione x leggere.
    Hai un modo di scrivere scorrevole e avvincente, mi piace come hai struttrato il racconto alternando passato con presente, alcuni luoghi ad altri. Hai creato una dinamicità che invoglia ad andare alla ricerca del filo che ricollegherà tutto come x incanto.
    Non ti nego che ho sentito rallentare il ritmo dalla metà del libro in poi, ma la voglia di andare avanti è rimasta e mi ha accompagnato fino alla fine senza farmi sentire il peso delle pagine.
    Procedo x punti ed entro nel dettaglio:
    – La storia di Yussef e Marie, di Ismail….avrei voluto leggerne di +, avrei preferito saperne di + sulla sua scelta di partire, sul dolore del distacco, si capisce poco cosa è accaduto poi con l’ambasciatore, come siano andate le cose a Londra, l’impressione è che tu abbia preferito parlare meno di questa parte x dare + spazio all’altra.
    Ho avuto la sensazione che che avessi voglia di andare avanti, o forse è frutto di un taglio avvenuto successivamente alla scrittura?
    – mi piace molto il tuo descrivere le storie delle varie xsone e di come ognuno ha vissuto a suo modo gli attacchi. Crei dinamicità alla lettura e invogli ad andare avanti x saperne di +.
    – Mi è piaciuto scoprire a poco a poco la verità sul “piano archietettato” ma alla fine resta il pasore del non aver appreso del tutto l’organizzazione (magari sono io che non sono arrivata a capirlo!)
    – Trovo che sia sbilanciata la parte semplice e genuina (Il Cairo) rispetto a quella fantascentifica;
    – Sei riuscito molto bene a parlare di fantascienza in maniera sentimentale e poco tenica. Particolare che ho apprezzato molto xchè temevo andassi a finire sul filone simil-matrix 😉
    – Ho scoperto solo alla fine della lettura che c’è il glossario….non potrebbe essere un’idea riportare la traduzione/spiegazione sotto forma di note a piè pagina? o forse è una scelta di impaginazione dell’editore?
    – Le frasi in inglese…sì, sono abbastanza semplici ma secondo me sarebbe meglio trovare di volta in volta una soluzione x spiegarne almeno il senso. Non puoi dare x scontato che tutti quelli che ti leggono conoscono l’inglese (e mi auguro ti leggano in moltissimi);
    – L’idea di fondo è bella, bella, bella, l’uomo che non sarà mai capace di non provare sentimenti negativi ha bisogno x dare un futuro all’umanità di inventare un’alternativa rtificiale a se stesso. Ma resta sempre lo spettro di chi alimentato da cattive intenzioni possa trasformare in male c’ho che è nato x produrre il bene.

    Basta così, forse ho esagerato con le critiche negative, ma credo e spero che non me ne vorrai x questo.
    le mie non vogliono assolutamente essere le critiche da maestrina, ma le note di una lettrice che spera di leggerti ancora e di poter contribuire a migliorarti sempre di +.
    Ti ringrazio per le emozioni regalate, ti ringrazio per avermi riportta al Cairo, ti ringrazio x avermi fatto venire la curiosità di visitare alcuni posti che non ho avuto modo di vedere e di avermi fatto ripovare le emozioni e risentire i sapori di solo un anno fa, ma che ahimè sento già lontanissimi.
    Ti saluto e spero di vederti presto a Terracina o altrove.
    Ah, aspetto una risposta, mi piace il confronto e spero che quanto ti ho scritto non resti una cosa solo mia ma sia un’occasione di crescita x entrambi.
    A presto

    Federica

    p.s. Lo so, sono malata, ma ho segnato gli errori di battitura inccontrati durante la lettura… te li mando in separata sede. Ti saranno utili x la riedizione, che ti auguro avvenga prestissimo!

  3. Ciao Fede,

    ti ringrazio molto per la critica del libro. Sinceramente non la trovo negativa, anczi, il contrario.
    Molte persone come te mi hanno detto la stessa cosa su Yussef, Ismail e Marie, ma da una parte mi sono voluto mantenere neutrale, non ho dovuto mai criticarlo, la sua figura si costruisce insieme a quella dell’altro personaggio, le parti mancanti secondo me le racconta John. Spesso vedo la figura di Yussef come quella nei film che alla fine ricevono l’Oscar come attore non protagonista, penso in una fattispecie a “I soliti sospetti”. Certo, il mio non è un triller, per lo meno credo.
    L’organizazione da una parte credo che sia giusto così. Che idea abbiamo noi delle varie organizzazioni terroristeche? Cosa ci fanno credere i media? Se mi fossi dilungato su questo aspetto avrei esulato i fini del romanzo e in un romanzo, non si può dire tutto, altrimenti credo si rischia il pericolo di non finirlo mai.
    Sicuramente ci sono delle discrepanze nel libro, però, come ho detto sopra, non si può essere esaustivi al 100% altrimenti si lambiscono i limiti del saggio, e non era mia intenzione. Inoltre è un tentativo, un punto di vista che uso per descrivere quello che potrebbero essere alcune parti della realtà che ci cierconda. Non tutto è condivisibile e tutto lascia aperti molti interrogativi ai quali ancora nessuno ci ha risposto.
    Quello della fantascienza e solo un artefatto che se mi permetti la citazione, ho preso da 1984 di George Orwell, però variandolo per i fini del mio romanzo. Credo, come spesso mi ritrovo a dire chicchierando con giornalisti e non, che George Orwell, quando scrisse il suo romanzo “1984” lo fece imaginandosi un ipotetico futuro che neanche lui credeva si sarebbe mai realizzato. Qualcosa delle sue previsioni si sono realizzate, forse più di quelle che lui stesso credeva [speriamo che non sia il caso del mio libro:-)]. Comunque il suo libro rimane un masterpiece a livello politico-sociologico, il mio non è un masterpiece (chissà?), ma ha lo stesso approccio politico-sociologico.
    Solo una cosa posso aggiungere. Che nel panorama della letteratura italiana, dove si parla spesso dei soliti soggetti: separazioni di coppia, adulti che vivono ancora nell’adolescenza, i problemi delle famiglie (separate e non), con i figli … posso dire che il mio sia un valido tentativo di fuoriuscire da questi canoni, a questa “stereopatizzazione” della realtà italiana che ogni tanto esula dal proprio campanilismo ma del quale non può farne a meno :-). Vediamo i risultati nel medio lungo periodo.
    Grazie per i suggerimenti per i refusi ortografici del libro, purtroppo e ahimé, non ho word in italiano, così tanti errori non li ho potuti vedere, speravo che Prospettiva riuscisse a fare un buon lavoro, invece sarà posticipato alla prossima stampa? …… speriamo.
    Ciao e un abbraccio a te e a Massimo.

    Vin

    P.S.: spero di riuscire a passare per Terracina a fine luglio, magari ci mettiamo d’accordo con Massimo. Ah, a breve il mio libro dovrebbe stare sugli scaffali di una libreria al Cairo di libri in varie lingue internazionali, il mio sarebbe il primo in lingua italiana :-).

  4. Ciao Vin,
    da tempo ho finito tuo libro e ci ho voluto riflettere su. Veramente l’ho quasi riletto tutto, perché nella prima lettura non avevo compreso alcuni passaggi e ho avuto l’impressione che mi fossero sfuggite delle parti per comprendere meglio la storia.
    Definendo il tuo libro in una sola parola direi “impegnativo”, nel senso che richiede una totale attenzione, i dettagli ti permettono di capire le connessioni e/o i riferimenti fra alcune parti dei capitoli, quindi (impressione anche di altre amiche) se non si ha la testa libera è meglio non avventurarsi. Ma indipendentemente da questo, nel complesso, sono entusiasta del tuo lavoro.
    Mi è piaciuto molto il modo in cui hai scritto la storia di Yussef, ho avuto la sensazione che non leggevo il libro, ma guardavo attraverso i suoi occhi ciò che succedeva e riuscivo a “vedere” i suoi ricordi dentro la sua mente, I suoi occhi erano come una finestra.
    Forse sono troppo romantica e quindi non posso non preferire la sua storia d’amore alla dolorosa vicenda di John.
    Sorprendente la parte con John, che, a differenza di Yussef, ho vissuto dal di fuori, da osservatrice esterna, belli i colpi di scena e i viaggi nel tempo e nei ricordi, però la parte in cui si svela la verità è stata troppo breve e repentina, forse un pò ripetitivo nei suoi ricordi della moglie.
    Inizialmente li vedevo come il carnefice e la vittima degli stessi eventi, ora credo che in fondo sono entrambi “terroristi”, entrambi “giocano” con le vite degli altri, sicuramente in modo diverso, seguendo un credo o la scienza, ma ci rimettono sempre degli innocenti o comunque persone che non hanno avuto la possibilità di scegliere per la propria vita.
    Toccante la parte con Marco alla Stazione Ostiense, un flash nella vita di queste persone che non sanno nulla dei protagonisti, ma devono subire e convivere con le conseguenze degli ideali altrui. Entrare in uno spaccato della loro intimità facendo capire tutta la loro vita e il Suo dolore. Ha ragione mia sorella quando dice che non riesce a passare a quella stazione senza pensare al tuo libro e senza sentire un brivido addosso. Questa è una delle parti che mi ha fatto riflettere più, forse perché la più vicina fisicamente.
    La cosa bella è che non penso al tuo libro come ad un romanzo, ma come una storia realmente accaduta, ne parlavo con mia sorella per confrontarmi e ci raccontavamo di John e Yussef come di due conoscenti, ci piacerebbe leggere la versione originale, per saperne di più, invece di rimanere con la curiosità del poi… ma… se…
    Mi piacerebbe leggere il seguito… invertendo le parti…. immagino John che vive la sua storia d’amore con Alma, sfuggendo agli altri scienziati e Yussef, che diventa un capo influente ricercato a livello internazionale, ritrova il loro primo figlio, distrugge il suocero e si suicida con una bomba durante una riunione segreta, alla quale partecipano tutti i capi islamici, mentre stanno decidendo il destino del mondo intero. Cosi per una volta almeno sono loro a soffrire.

    Non posso inoltre tralasciare una considerazione importante: alcuni passaggi sono poesia pura, la delicatezza dei sentimenti e dei ricordi raccolta ed esposta in poche parole, parole che arrivano dirette come frecce al cuore. Un colore che riporta ad un luogo, uno sguardo, un dettaglio …. Ti fanno capire molte più cose rispetto ad una lunga e noiosa descrizione, ti fanno viaggiare, alla fine della pagina sembra quasi aver conosciuto quella bambina, esser stati al Partenone, aver respirato quell’aria calda …
    Penso che questa capacità sia un “dono” che tu hai, disegni su carta ciò che vedi e che senti, perché sai guardare oltre l’apparenza, cerchi di capire cosa c’è dietro e dentro ogni cosa o persona, oltre a vivere appieno le sensazioni, ecco perche riesci a sintetizzarle anche in poche parole e a farle vivere anche a noi lettori.

    Per finire… Grazie, leggere il tuo libro è stata un’esperienza, oltre che un’emozione personale.
    Attendo con ansia il tuo secondo libro, il terzo, il quarto…. e di più.

    Un abbraccio
    Sabrina

  5. Grazie Sabry,

    onestamente sono molto contento della tua critica, come non esserlo, ogni artista è in fondo narcisista e compiaciuto di se stesso.
    Devo darti ragione: il libro è impegnativo e ogni piccolo dettaglio è un incastro nella storia; mi fa veramente piacere che sia riuscita a cogliere questo aspetto del romanzo. Non era mia intenzione scrivere qualcosa che fosse banale o “superficiale”, anche se sicuramente ci saranno nel libro passaggi simili. Per alcuni versi potrei dire di “assomigliare” (l’uso delle virgolette è obbligatorio) a Salman Rushdie perché lui per esempio usa un piccolo dettaglio a pagina 10 e quel piccolo indizio può risultare fondamentale dopo 300 pagine. Interconnessioni, dal mio punto di vista rendono la storia più intrigante, diciamo che il mio stile nella trama è un po’ lineare-zigzagante.

    Sicuramente la sensazione che hai avuto “non penso al tuo libro come ad un romanzo, ma come una storia veramente accaduta” è forse perché ogni autore mette una parte di sé dentro la storia e che la rende come se effettivamente la vicenda sia accaduta veramente. Anche se sinceramente spero che quello descritto nel libro non accada mai. Il mio romanzo lo vedo come un viaggio e una parodia di quello che è veramente successo dopo l’undici settembre: ci hanno terrorizzato, ci hanno detto che eravamo in pericolo, che dietro l’angolo si nascondeva una minaccia, che l’altro e il diverso fossero un pericolo a loro volta … poi a un certo punto tutto è scomparso, non ci hanno dato spiegazioni, siamo rimasti in sospeso, ancora siamo in sospeso per sapere la verità, mentre i morti sono rimasti. E il libro si muove in questo frangente, dove la verità non viene rivelata, dove io personalmente, come ho detto alla giornalista Sara Aversano, non mi schiero, non giudico i personaggi anche se li ho creati io. Credo di lasciare questo compito al lettore e infatti le tue riflessioni in cui già ti immagini un proseguimento del libro mi hanno reso veramente felice, perché tu sei diventata la scrittrice, con le emozioni dei personaggi hai creato il loro futuro. E’ stato bello leggere questo passaggio della tua critica, mi ha dato un immenso piacere.
    Per quanto riguarda la parte in cui si svela che sia stata troppo repentina forse è vero, ma a volte ci sono anche i problemi di editing e di lunghezza della storia e infine anche i limiti dell’autore (che spero di migliorare). Potrebbe essere vero, ma mi piace rispondere come ho già indicato sopra: se avessi analizzato punto per punto forse mi sarei dovuto schierare, prendere posizione e non ho voluto. Non credo che sia stata per paura, ma è stata una decisione provocativa, perché durante la “Guerra al Terrore”, veniva chiesto implicitamente a ognuno di noi da che parte eravamo, quasi un obbligo a rispondere. Io ho preso le valigie e sono andato al Cairo, “in terra nemica” che si è rivelata, perlomeno per me, una terra cordiale e più vicina di quanto venisse denigrata sui giornali. Per questo ho cercato di riversare le mie sensazioni nel personaggio di Yussef, come ho ascoltato durante la presentazione alla Fiera di Torino di un autore egiziano: “critica l’Egitto perché lo ama”. Così rubo questa frase per “appiccicarla” a me, perché ora la sento come la mia terra, una seconda patria.
    Ti ringrazio quando consideri la mia scrittura come poesia pura e spero di non perdere questo aspetto, questo “dono” di far vivere il personaggio attraverso il lettore e viceversa.
    Un abbraccio e grazie.

    Ciao

    Vin

  6. ciao vincenzo sono vincenza l’amica di pittura di tua mamma ivana e le voglio molto bene insieme a leda siamo un gruppo molto affiatato.ho letto il tuo libro dire che e’ bello ,e’ poco e’ bellissimo interessante,fotografico,a volte difficile da seguire,sembra che la tua penna,non si fermi mai proprio un fiume di parole,si ha la sensazione di viverci dentro.continua a scrivere,non smettere mai,sei uno scrittore nato!!!!!!!! ciao vincenza

  7. Grazie mille Vincenza, fa sempre piacere ricevere apprezzamenti, come la coppa del premio vinta insieme a mamma a Ladispoli …
    Un abbraccio e a presto.

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