Libertà, democrazia, capitalismo … parallelo con l’Egitto e i giovani


FOR ENGLISH VERSION PLEASE  GO AT THE END OF THE ITALIAN ARTICLE …

16/01/2011

Nell’ottobre del 1989 cadeva il muro di Berlino, due anni dopo l’Urss collassava, e quasi vent’anni dal primo evento, assistiamo all’ormai avvenuta conversione della Cina comunista a un capitalismo di stato, il quale scrolla alle radici le fondamenta su cui si basavano le relazioni economiche e politiche degli ultimi sessant’anni. 

Con la crisi economica degli ultimi due anni, si è assistito a un’erosione ancora più dei diritti dei cittadini e dei lavoratori occidentali, la mancanza di lavoro in Europa ha chiuso di fatto i cancelli di immigranti provenienti dalle parti povere del mondo e sta in questi giorni facendo implodere la Tunisia, satura di laureati, impossibilitati a trovare lavoro all’estero e senza un futuro in patria. A questo proposito c’è da porre una domanda: la democrazia occidentale ha fallito? Per dare una risposta esaustiva bisogna partire da lontano.

Il capitalismo ha origini lontane in Occidente. Agli inizi del Settecento, c’erano pochi concorrenti in una sorta di oligopolio, per diventare nell’Ottocento migliaia che si fronteggiavano o aiutavano reciprocamente. Secondo le sue teorie, la concorrenza avrebbe portato a scremare le società, o le imprese meno produttive eliminandole dal mercato. Nel diciannovesimo secolo non esisteva ancora la società di massa, e la maggior parte degli stati erano monarchie liberali (o stati liberali). Con l’avvento della società di massa nei primi del ‘900 e successivamente della democrazia, il capitalismo ha avuto un suo ulteriore boom, soprattutto nei settori giovani, quali l’automobile e il petrolio. Si è iniziato con molti concorrenti, da centinaia di produttori negli anni ’50, si è arrivati al 2010 con un pugno di produttori di auto. Le aziende si sono evolute in corporation, o multinazionali, con potere di lobby molto accentuato all’interno dei vari governi, anche perché i governanti, nella maggior parte dei casi, sono eletti proprio con i soldi delle lobby, il caso principe sono gli USA.

Tutti gli stati che si reputano democratici, emanano proclami sui principi di libertà, uguaglianza, sulla democrazia, ma il più delle volte sono costretti a appoggiare sistemi poco liberi e poco democratici come è la maggior parte degli stati della sponda sud del Mediterraneo, proprio perché preferiscono appoggiare un governo forte e dispotico ma che garantisca supporto alle multinazionali estere per lo sfruttamento locale del territorio.

Così oggigiorno ci troviamo di fronte ai fatti in Tunisia, alla destabilizzazione dell’Algeria e alla polveriera dello stato egiziano. L’Egitto non differisce molto dai primi due: alta popolazione giovanile, alto tasso di povertà e d disoccupazione, poche prospettive per il futuro, corruzione a livello governativo simile a un sistema di stato-mafia. Le democrazie occidentali hanno sempre richiamato a valori di libertà, però non si sono sottratti ad appoggiare le multinazionali (petrolio, turismo, cemento, auto …) per i propri fini economici, senza curarsi effettivamente di creare una ricchezza effettiva nei paesi del Nord Africa.

Perché il know-how non è stato delocalizzato in Algeria, o in Marocco, o in Tunisia? Anche lì c’è manodopera a basso costo. All’infuori di emigrare all’estero, di lavorare con i turisti o nei cantieri delle speculazioni edilizie dei più potenti, quali prospettive hanno i ragazzi del mondo arabo? Perché FIAT, Mercedes, Reanult (solo per menzionarne alcuni) non esportano fabbriche in Nord Africa? E perché non lo fa la Bosch, la Philips, la Meloni, la Sony …? perché relegare i giovani del Nord Africa a manovalanza stagionale a basso costo per gli stati europei? È possibile costruire un ipotetico ponte tra le due sponde del Mediterraneo senza grandi disuguaglianze e distanze?

17/01/2011

La democrazia,occidentale ha perso la sua scommessa. Dopo il comunismo, anche il capitalismo democratico cadrà? La democrazia sarà capace di affrontare le sfide del XXI secolo? O sarà destinata a sopperire? Se così, quale sarà il modello: quello cinese o quello populista? Per evitare il decadimento del modello occidentale, si può fare qualcosa, o siamo destinati a una lenta agonia?

Eppure i giovani europei, americani e arabi, hanno voglia di lottare, di lottare per il proprio futuro, non sembrano rinunciatari. E se si puntasse sulle nuove tecnologie? Se si incominciasse a costruire, per esempio, auto ad energia solare con batterie suppletive ad alta durata? Si creerebbero migliaia e migliaia di posti lavoro, l’indotto sarebbe di nuovo in un nuovo boom economico, si ridurrebbe la dipendenza dai carburanti fossili; le officine si riempirebbero di meccanici, esperti e tecnici del solare, quanti lavori si creerebbero per i giovani usciti dall’università e non costringerli ad emigrare per trovare il futuro? L’emigrazione di personale altamente qualificato, sarà un ulteriore dazio che pagheranno le generazioni future, perché in questo modo si perderebbe la conoscenza (know-how).

La delocalizzazione di molte fabbriche italiane nei paesi del Nord Africa (che parzialmente è già iniziata, sopratutto nel settore del tessile), non può essere supportata con i giovani italiani disposti a trasferirsi? E poi allargando il mercato anche verso sud si aprirebbero molte prospettive di lavoro nel terziario anche in territorio italiano.

Cosa deve fare il giovane per fermare il depauperamento lavorativo? Ma più che il giovane, lo stato, che cosa ha intenzione di fare? L’auto, almeno quella italiana sembra irrecuperabile, dovremo per forza di cose essere dipendenti dalle produzioni estere/asiatiche? Ormai la maggior parte dei prodotti vengono da là: giacche, TV, PC, telefonini … fino a quando tutta la tecnologia europea sarà traslocata in Oriente? Per i lavoratori occindetali sarà un triste declino verso un’erosione di diritti e salari, fino a quando la controparte cinese non avrà pareggiato i livelli delle buste paga occidentali? Ci sono 1,5 miliardi di ragioni che questo avverrà solo a fine secolo, in quel momento, l’Occidente avrà già imboccato la strada di un nuovo Medioevo? Dopo i cinesi, ci sono gli indiani, i pachistani, i thailandesi … prima che il lavoro sia riportato in Europa, passeranno secoli. Che cosa può portare a un nuovo sviluppo senza perdere competitività, lavoro, tecnologia? E senza imporre un protezionismo esteso? Sebbene, secondo molti economisti, il protezionismo sarebbe spazzato via dalla globalizzazione e fallirebbe immediatamente.

Le democrazie occidentali nel secolo scorso sembravano voler esportare il loro sistema a livello mondiale, forse come rivalsa al colonialismo e alla seconda guerra mondiale che avevano causato, ma hanno fallito e ora stanno implodendo se non pianificano una via d’uscita nel medio termine.

28/01/2011

La polveriera Egitto è esplosa, dopo sessant’anni gli egiziani sono riusciti a fare la vera rivoluzione, nel 1952 fu solo un cambio di regime: il monarca Faruk su esiliato e Nasser prese il potere. Nasser era un uomo carismatico e la folla lo seguiva come suo leader. Alla sua morte, Sadat gli successe, e anche lui aveva un forte appoggio popolare, ma fu assassinato per aver firmato gli accordi di Camp David con Israele. Gli successe Mubarak che, come i suoi predecessori, era militare: pugno di ferro e il procrastinare delle leggi speciali emanate prima e dopo la guerra con Israele del 1973. Leggi mai abrogate e di volta in volta rispolverate per abusare della forza dello stato.

Il governo egiziano, e con lui il suo presidente Mubarak, hanno spogliato con gli anni l’Egitto, con loro i militari e la nuova classe dirigente-imprenditoriale. Quest’ultima riusciva sfruttare i propri agganci politici per i propri fini di lucro, schiacciando una consistente fetta della popolazione in povertà (40% secondo le statistiche ONU). La tattica vincente dell’establishment fino ad ora era quella di non passare mai la soglia tra la povertà e la fame, e dall’altra il pugno di ferro che durante gli anni si è andato affievolendo, per compiacere gli alleati delle democrazie occidentali, ma mai scomparso.

Gli egiziani si sono trovati in uno stato di apatia e di abbandono per trenta e più anni, la spinta che li ha svegliati da questo intorpidimento è stata sì la rivolta tunisina, ma maggiormente la fuga del suo presidente Ben Ali. Gli egiziani per un momento hanno capito la forza dell’unione, ma sopratutto si sono convinti che potevano vincere, potevano cacciare il presidente (o dittatore a seconda dei punti di vista); per trent’anni hanno creduto che non fosse possibile, anche per una caratteristica atavica del popolo egiziano di obbedire al potere centrale, buono o cattivo che fosse. Si è arrivati con la rottura definitiva con il passato dei padri sognatori ma remissivi, le nuove generazioni mangiano pane, Facebook e Twitter, mangiano film americani e europei, scambiano opinioni istantaneamente con connazionali all’estero. Sono cresciuti con la visione che poi non corrispondevano alla realtà, sono cresciuti con altri valori. E un ulteriore aspetto molto importante in Egitto è che i giovani rappresentano quasi il 70% della popolazione! 

Se la rivolta tunisina avesse avuto un esito diverso, niente forse sarebbe successo in Egitto, ma la consapevolezza di poter vincere e essere nel giusto possono essere una forza dirompente. È chiedere molto avere una casa e un cibo decenti? È chiedere molto avere un lavoro e un futuro decenti senza dover mendicare niente? Gli egiziani sono un popolo semplice, amano stare insieme e in allegria. Di angherie ne hanno viste e subite molte, ma i giovani sono stanchi di non avere più prospettive nel proprio paese e di emigrare, quando i canali per l’emigrazione sono stati recisi. Gli emigranti erano una risorsa: sia per i soldi che spedivano a casa, sia per diminuire i giovani in esubero. Ma ora che le porte dell’Europa sono chiuse perché anche qui non c’è lavoro, la situazione è implosa e la gente è stufa di subire. Speriamo che la situazione in Egitto dia qualche buon consiglio ai governanti europei per agire prima che la situazione possa presto degenerare anche in Europa e di appoggiare il processo di cambiamento politico che sta avvenendo in Egitto.

…. TO BE CONTINUE …

ENGLISH VERSION

Freedom, democracy, capitalism … parallel with Egypt and the youth

16/01/2011

In October 1989 the Berlin Wall fell, two years after the USSR collapsed, and almost twenty years from the first event, we now see the conversion of the communist regime in China toward a capitalism one. The new settlement shakes the roots of the foundations on which the international economic and policies relations were based for the last sixty years. 

With the economic crisis started at the end of 2008, there has been further erosion of citizens’ and workers’ rights in Western society, but furthermore brought to lack of jobs in Europe which definitely close the gates for immigrants coming from poorer parts of the world and, specially from the Arab world. These days we witnessed the implosion of Tunisia, saturated with graduates young people, unable to find work abroad anymore as it used to be, and having no future at home. On this regard, it is compulsory ask a question: democracy Western failed? To give a comprehensive response is necessary start from the really beginning.

Capitalism’s roots can be found in West society at the beginning of 18th century (historically even before) when few competitors were fighting in a sort of oligopoly system. At the beginning of 19th century they became thousands facing or helping each other. According to its theory, competition would lead to skim the worst companies, or less productive firms, and remove them from the market. In the nineteenth century there was still no mass society, and most of the states were monarchies, liberal (or liberal states).With the burst of mass society at the early of 20th century, and then democracy overall after the II War World, capitalism has had a new boom, specially in some new sectors, such as automobile and oil. In the 50s, the competitors were hundreds of and hundreds. In 2010 it is possible to count al car’s producer in two hands. Nowadays, companies have evolved into corporations at international level, and their lobby’s power is indeed strong enough to influence governments’ decisions. In most cases, rulers are elected by the support of lobbies’ money, the main case is the USA.

All states which consider themselves democratic proclaim principles of liberty, equality, democracy, but most of the time they are forced to support illiberal and very undemocratic systems as most of the Southern Mediterranean countries. The reason is because they prefer to support a strong and despotic government which is able to ensure and support foreign investments for the exploitation of local resources. So we are facing the events going on in Tunisia, the prolonging destabilization of Algeria and, lastly, the Egyptian gunpowder state. This country does not differ much from the first two: high youth population, high rates of poverty and unemployment, few prospects for the future, high level of corruption into the government which brings to a sort of Mafia/state. The Western democracies always recall freedom values, but they never step back to withdraw their supporting to the big corporations
(such oil, tourism, cement, cars …) which focus on their own interest more than creating a true wealthy and developing system in North Africa countries. 

Why the big multinational companies did not relocate the know-how in Algeria, nor Morocco, nor in Tunisia, nor in Egypt although there is cheap labor there too? Apart from emigrate abroad, or work with tourists, or work as labourers for real estate companies which represent mostly the speculation of the local powerful establishment, what prospects have youth in the Arab world? Why Fiat, Mercedes, Reanult (just to mention some) do not export factories in North Africa? And why do not the Bosch, Philips, Meloni, Sony … do the same? Why relegate the youth of North Africa to seasonal low-cost laborers in European countries? Is it possible to construct a hypothetical bridge between the two sides of Mediterranean sea without great inequality and distances?

17/01/2011

Western Democracies have lost their bet. After communism, also the democratic capitalism will fall? Democracy will be able to face the challenges of the 21st century? Or will it perish? If so, what will be the next model: the Chinese or the populist one? To prevent Western model’s decay, can anything be done yet? Or democracy is doomed to a slow death?

Nevertheless, young Europeans, Americans and Arabs are willing to fight, to fight for their future, they do not seem to give up. And, if the West invests in new technologies? If begins to build, for instance, solar car with long life battery? It would create thousands of jobs, the the satellite car industry would boom again in a new economic development, it would reduce the dependence on fossil fuels, the garages and workshops will be full of mechanical experts and
solar engineers, how many jobs would be created for young people coming out from university and not force them to emigrate to find their future even in Europe? Emigration of highly qualified personnel will be an additional charge that future generations will pay, because it would be lost knowledge and know-how.

Relocation of many Italian factories (or European) in North Africa countries (partially already started, especially in the textile sector), can it favorite jobs for young Italians (Europeans) who are willing to work abroad? In such a way, the market will also expand southward, it means opening up many job prospective in the service sector in Italy as well as in Europe.

What do the young people have to do to stop the working impoverishment? And, what will the governments will do? The car sector, the Italian one at least, seems hopeless; will Europe inevitably be dependent on foreign productions, mostly Asian and Chinese? The majority of goods are coming from there: jackets, TV, PC, mobile phones to … when all the technology will be finally relocated in Far East? Will for Westerner workers be a sad decline and an erosion of their rights and wages until the Chinese workers will not achieve Western salaries levels? There are 1.5 billion reasons that this will happen only at the end of the 21st century, at that time the West will be already taken the road of a new Middle Ages? After the Chinese, there are Indians, Pakistanis, Thais … before that work will be re/relocated in Europe, centuries have to pass. What can lead to new development without losing competitiveness, employment and technology? Without imposing a extended protectionism? Although, according to many economists, protectionism would be swept away by the globalization.

The Western democracies in the last century seemed willing to export the their democratic system worldwide, perhaps as redemption from the colonialism and World War II which they caused. Unfortunately, it seems that they failed and now are slowly imploding unless they do not plan a way out in meddle term prospect.

28/01/2011

Egypt is the explosive gunpowder magazine in Middle East. After sixty years the Egyptians are managing to make a real revolution. In fact, that one in 1952 was only a change of regime: king Faruk was exiled and Nasser took power. Nasser was a charismatic leader and the Egyptian population used always to follow him. When he died, Sadat succeeded him, and he also had a strong popular support, but he was assassinated for signing the Camp David agreement with Israel. Mubarak, who succeeded him, like his predecessors was a military man using iron hand and the special laws enacted after the war with Israel in 1973. Special laws has never been repealed and, from time to time, dusted again to abuse the state’s power for personal purposes.

The Egyptian government, and the president Mubarak, has deprived Egypt over the last years, with the help of the army and the new ruling business class supported by Mubarak. The business establishment, supported by politicians, or elected into the parliament, exploited the country for their own profit, squeezing a large segment the population in poverty (40% according to UN statistics). The winner tactics until now were never pass the threshold between poverty and hunger, and using the iron hand which over the last years have been soften, but never disappeared, indeed with the aim to please the Western democracies allies.

The Egyptians people were in a state of apathy and discouragement for more than thirty years, the awakening came from the Tunisia’s revolt, but more important from the flee of its
president Ben Ali. The Egyptians have understood for a moment the importance of union strength, but more likely understood that they could win, could oust the president (or dictator according with other points view). For decades the Egyptian have believed that it was unreachable, overall for an ancestral characteristic of the Egyptian people to obey to the central power, good or bad it was. Since January 25th, the new Egyptian broke definitively with the inheritance from their fathers; the new generations eat bread, Facebook and Twitter, eat American and European films, exchange opinions instantly with compatriots abroad. The young Egyptians grew up with a different vision from their fathers, but this vision did not correspond in real life; they grew up with other values. Besides, another important aspect in Egypt is that young people represent almost 70% of the population!

If the revolt of Tunisia had had a different outcome, perhaps nothing would have happened in Egypt, but the confidence to win and standing for the right position can be a disruptive force. Perhaps is it asking a lot having a decent home and a decent food? Is it asking a lot to have a decent job and a decent future without having to beg or grovel for anything? The Egyptians are a simply population, they love being together and in a happy way among themselves. They suffered a lot from tyranny and oppression, but young people are tired of not having multiple perspectives in their country and to be force to emigrate, moreover when the channels for migration are cut. The emigrants were a resource for the money they used to send
home, and also because it reduced the surplus of young people. But now that the doors with Europe are closed because there are no jobs even there, the situation is imploded and the people are tired of suffering. We hope that the situation in Egypt gives some good advice to European governments and politicians to act before that the situation could quickly escalate in Europe and to support the political change in Egypt.
…. TO BE CONTINUE …

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...